Lo Zen e l’arte di cercare personaggi interessanti sul web …

Quando penso ai limiti della ricerca filosofica, al limite metafisico posto da Kant e alla desolazione che ne deriva per la ricerca accademica occidentale … quando mi imbatto in quel limite, basti pensare che Capra nel Tao della fisica quando passa dalla meccanica quantistica alla filosofia induista lo fa solo grazie ad una metafora, ad una similitudine : la danza delle particelle a livello quantico “è paragonabile” ai canti della Gita, alla danza di Shiva … ecco, quando durante la lunga notte dell’anima si attraversa quel Rubicone fra mente e spirito mi viene voglia di citare Robert M. Pirsig.

Robert M. Pirsig

Robert Pirsig ritratto da Ian Glendinning all’inizio della Conferenza di Liverpool il 7 luglio 2005

Robert Maynard Pirsig (Minneapolis, 6 settembre 1928South Berwick, 24 aprile 2017) è stato uno scrittore e filosofostatunitense, celebre soprattutto per il suo primo libro, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (1974). Il libro che, pubblicato quasi per scommessa da una piccola casa editrice, vinse il premio Guggenheim Fellowship e divenne in poco tempo un best seller, narra il viaggio in motocicletta di un uomo e suo figlio attraverso gli Stati Uniti e contemporaneamente delinea alcuni elementi della Metafisica della Qualità, un sistema filosofico che Pirsig svilupperà più analiticamente nella sua seconda opera Lila: un’indagine sulla morale (1991). Entrambi i piani di narrazione sono fortemente autobiografici, e un ruolo importante nella struttura narrativa del romanzo svolge anche il riferimento ad avvenimenti estremamente dolorosi della vita di Pirsig (soprattutto l’esperienza dell’elettroshock).

Pirsig fu un bambino precoce, con un quoziente d’intelligenza, all’età di 9 anni, pari a 170. Questo fatto assieme alla balbuziegli creò difficoltà a scuola. Pirsig fu all’Università del Minnesota nel 1943, e dopo essere stato costretto a ritirarsi e aver prestato servizio militare in Corea, ritornò negli Stati Uniti dove conseguì il diploma universitario nel 1950. Frequentò l’Università induistadi Benares in India per approfondire ulteriormente la filosofia orientale. Nel 1954 sposò Nancy Ann James, e la coppia ebbe un figlio, Chris, nel 1956, e un secondo figlio, Theodore (Ted) nel 1958.

Mantenendosi con lavori precari e insegnando l’inglese alle matricole, Pirsig tra il 1960 e il 1963 trascorse parecchi periodi in clinica per un grave esaurimento nervoso; fu curato anche con l’elettroshock. Nel 1978 Pirsig divorziò e sposò nello stesso anno Wendy Kimball. La coppia nel 1981ebbe una figlia, Nell.

Pirsig ha pubblicato poche cose oltre a questi due importanti libri e ha sempre cercato di evitare la vita pubblica, solcando frequentemente l’Oceano Atlantico in barca, dopo aver vissuto in vari luoghi degli Stati Uniti, della Svezia e dell’Inghilterra.

Nel 1979 il primo figlio di Pirsig, Chris — suo principale compagno di viaggio nel romanzo “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” — a 23 anni fu accoltellato a morte nel corso di una rapina a San Francisco.

Pirsig morì nella sua casa di South Berwick, nel Maine, il 24 aprile 2017 a 88 anni[1].

CHI ERA ROBERT M. PIRSIG

26 Aprile 2017

Lunedì scorso si è spento a 88 anni lo scrittore americano Robert M. Pirsig. È un nome che forse ai giovani di oggi dice poco o nulla, ma è un autore “necessario”. Uno di quelli che a non leggerli si commette un peccato mortale.

Lo spessore di questo scrittore, che come vedremo può essere considerato a tutti gli effetti un filosofo, lo si intuisce scorrendo la sua biografia. All’età di 9 anni aveva un Quoziente Intellettivo pari a 170. Nonostante questo, non ebbe un buon rapporto con la scuola. Studiò le filosofie orientali in India e quelle poche cose che scrisse hanno stretti legami con la sua autobiografia, fatta anche di episodi molto dolorosi, come i tre anni passati in una clinica psichiatrica (dal 1960 al 1963) e la tragica morte del primo figlio Chris nel 1979.

Ha scritto solo due libri, due romanzi-saggi molto densi: Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (1974) e Lila: indagine sulla morale (1991). È soprattutto al primo che si deve la sua fama. È un libro appassionante e difficile allo stesso tempo, con un titolo un po’ fuorviante. Sarà per questo che, prima di essere pubblicato, è stato rifiutato da 121 editori, per poi diventare, nel corso degli anni, un libro di culto. Non è un romanzetto d’evasione. Bisogna avvicinarsi alla sua lettura, armati di tempo e pazienza, con la mente aperta e priva di pregiudizi. Solo assaporandolo e facendolo sedimentare con una lettura lenta, infatti, il “viaggio” di Pirsig ci sorprenderà, rivelando le sue tante stratificazioni.

A chi sta già mettendo le mani avanti, dico che lo stile di Pirsig è molto coinvolgente: sarebbe piaciuto a Jack Kerouac e ad Alexander Supertramp (il Christopher McCandless protagonista del film “Into the wild” di Sean Penn). Come succede nei libri migliori, il romanzo si presta almeno a tre livelli di lettura.

È un romanzo on the road che racconta il viaggio in moto di un padre e un figlio (Robert Pirsig e suo figlio Chris – interessante coincidenza il fatto che quest’ultimo si chiami come il McCandless che abbiamo citato prima). È un saggio sul buddhismo zen, mascherato da trattato di meccanica sui veicoli a due ruote. È una profonda indagine filosofica sulla Qualità condotta dal suo alter ego Fedro (che si chiama come il celebre dialogo di Platone e l’autore di favole dell’antica Roma).

È un libro soprendente di un autore sorprendente che, ogni volta che lo riprendiamo in mano, ci racconta qualcosa di nuovo. Ci rivela nuove consapevolezze. Lo fanno tutti i grandi libri, ma solo pochi sopravvivono alla prova del tempo come questo, che ci regala, oltre a un prontuario filosofico, anche un modo, attualissimo, di intendere il nostro rapporto con la tecnologia.

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta
Titolo originale Zen and the Art of Motorcycle Maintenance
Autore Robert M. Pirsig
1ª ed. originale 1974
1ª ed. italiana 1981
Genere Romanzo
Sottogenere Autobiografia
Lingua originale inglese
Protagonisti Robert M. Pirsig
Coprotagonisti Suo figlio Chris
Altri personaggi John e Sylvia, DeWeese

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta è un libro di Robert M. Pirsig del 1974. È una sorta di autobiografia di un viaggio (a metà fra il reale e il metaforico) in cui l’autore e il figlio Chris attraversano in motocicletta gli Stati Uniti dal Minnesota alla California.

Il racconto del viaggio, ricco di descrizioni particolareggiate, è intercalato da digressioni di carattere filosofico. In questo modo si viene a delineare un’architettura complessa del romanzo, che si risolve in due piani di narrazione: l’uno descrittivo e l’altro di indagine filosofico-spirituale.

Nel libro vengono sviluppati i primi elementi di quella che in seguito Pirsig avrebbe battezzato metafisica della Qualità. Mentre il protagonista elabora questa teoria, è impegnato anche nella assidua ricerca del proprio io primitivo, Fedro, quella parte della sua personalità che lo aveva già condotto in precedenza sull’orlo della follia e che era stata sepolta dalla terapia con elettroshock, ma che durante il viaggio preme prepotentemente per riemergere.

La storia della vita del protagonista, verosimilmente l’autore stesso, viene rivelata lentamente durante l’opera, ed è proprio il senso della “ricerca” che domina lungo tutto il racconto. Ricerca della propria personalità perduta da un lato e dall’altro del principio ontologico alla base dell’essere che si risolve nel delinearsi della metafisica della Qualità.

Il protagonista in passato si era in effetti interessato di filosofia e anzi dal romanzo si capisce che proprio questa ricerca metafisica lo abbia gettato nel vortice della follia: è questo il motivo per cui si rivela così restio a riprendere le sue indagini filosofiche.

Io ho la tendenza a fissarmi su un problema filosofico e a girarci intorno in cerchi sempre più stretti che, alla fine, o fanno saltar fuori una risposta oppure diventano così involuti, così ripetitivi, da essere pericolosi per la mia salute mentale

Ma questa volta il protagonista ha a sua disposizione un’ancora, il figlio, che gli darà coraggio e forza d’animo per affrontare i terribili quesiti alla base dell’essere e sopportare le incredibili visioni e paesaggi che si dipanano innanzi agli occhi di un iniziato alla metafisica della Qualità.

Quasi vent’anni dopo Pirsig ha pubblicato il seguito di questo romanzo, in cui la metafisica della Qualità viene ulteriormente sviluppata: Lila: un’indagine sulla morale.

In italiano il romanzo è uscito presso Adelphi nel 1991 per la traduzione di Delfina Vezzoli.

Lila: un’indagine sulla morale

Lila: un’indagine sulla morale
Titolo originale Lila. An Inquiry into Morals
Autore Robert M. Pirsig
1ª ed. originale 1991
Genere Romanzo
Sottogenere Autobiografia
Lingua originale inglese
Protagonisti Robert M. Pirsig
Coprotagonisti Lila
Altri personaggi Rigel

Lila: un’indagine sulla morale è un libro di Robert M. Pirsig del 1991 pubblicato 17 anni dopo Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.

Già nel titolo è iscritto il tema portante dello scritto: Lila è il nome della compagna di viaggio dell’autore, questa volta in barca a vela e non su una moto, ma è anche līlā che in lingua sanscrita indica “il gioco del mondo”.

E il “gioco del mondo” di Pirsig questa volta è il suo viaggio lungo il fiume Hudson verso l’Oceano Atlantico in compagnia della bionda “Lila”, incontrata per caso in un bar: momento di svolta per sviscerare col “coltello analitico” della “Qualità” cosa è il Bene e cosa è il Male, per la Filosofia, nella Vita Sociale, a livello Biologico, a livello fisico inorganico, statico e dinamico.

In italiano è uscito presso Adelphi nel 1992, nella traduzione di Adriana Bottini.

E per non fare torti a nessuno pubblico anche un articolo che distrugge Pirsig, dicendo che non ha nessuna idea di come sono fatte le persone e che si crede di un altra dimensione … eh beh, leggiamola e poi … poi boh, nessun giudizio per quei ragazzi, sono figli di questo tempo malato nei contenuti, che questo resti un monumento ai caduti … per citare un personaggio pop e ricordarci che “sono solo canzonette” tutte le parole e tutto è alla fine molto illusorio …

An Overrated Classic

Robert M. Pirsig performs literary autofellatio in “Zen and the Art of Motorcycle Maintenance”

By Bryant Peng

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ZEN AND THE ART OF MOTORCYCLE MAINTENANCE
An Inquiry into Values
By Robert M. Pirsig

Part novel, autobiography, and philosophy thesis, Zen and the Art of Motorcycle Maintenance is a clumsy attempt to hide vegetables in the food. The book tries to deliver grand ideas through narrative, but stumbles over the mechanics.

Zen follows the narrator — Pirsig himself — on a cross-country motorcycle trip. Don’t expect too much from the story though, because the book’s true purpose is to enlighten you with his philosophies. Having solved the universe’s mysteries, Pirsig’s ready to rain his knowledge onto the masses like water in Mad Max.

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Between monologues, the road trip storyline provides a much-needed mental break. Here, Pirsig makes some thoughtful observations:

I hope later she will see and feel a thing about these prairies I have given up talking to others about; a thing that exists here because everything else does not and can be noticed because other things are absent. She seems so depressed sometimes by the monotony and boredom of her city life, I thought that maybe in this endless grass and wind she would see a thing that sometimes comes when monotony and boredom are accepted. It’s here, but I have no names for it.

But despite the title, mindfulness is scarce. When Pirsig’s not explaining reality, he’s writing contrived dialogue from an undergrad English class:

“Where are you teaching?” she finally asks.

“I’m not teaching anymore,” I say. “I’ve stopped.”

She looks incredulous. “You’ve stopped?” She frowns and looks at me again, as if to verify that she is really talking to the right person. “You can’t do that.”

“Yes, you can.”

She shakes her head in disbelief. “Not you!”

“Yes.”

“Why?”

“That’s all over for me now. I’m doing other things.”

I keep wondering who she is, and her expression looks equally baffled. ”But that’s just…” The sentence drops off. She tries again. “You’re just being completely…” but this sentence fails too.

The next word is “crazy.”

Moments like this read like autobiographical fan fiction. Characters in Zenare props, cardboard cutouts for Pirsig to roleplay with or lecture to. His use of dialogue makes you wonder: Has he ever had a real conversation?

A child prodigy who started university at age 14, Pirsig sees complexity in ideas, not people. He likes to remind you he’s from a higher dimension, and sometimes quite directly:

I look over my shoulder for one last view of the gorge. Like looking down at the bottom of the ocean. People spend their entire lives at those lower altitudes without any awareness that this high country exists.

It’s no surprise that this book established Pirsig’s place as another Great Misunderstood White Man in literary history. He has ideas, but neither the talent to animate them nor the self-awareness to realize it.

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