La libreria e il labirinto

Ho cominciato a perdermi nei labirinti delle biblioteche anni fà quando studiavo e mi sono ritrovato oggi nelle mie librerie favorite, nella realtà e nel sogno …

Alcuni anni fà abbiamo avuto l’onore di ospitare Franco Maria Ricci che ci ha presentato il documentario sulla sua vita …

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Graphic designer, editore, collezionista d’arte, appassionato bibliofilo, costruttore di labirinti : Franco Maria Ricci era tutto questo e molto altro … il documentario Éphémère. La Bellezza inevitabile, metafora di tutta una vita e fil rouge visivo, il labirinto, (ultima) opera monumentale che Ricci ha inaugurato nel 2015 nella sua Fontanellato. Perdendosi tra corridoi e incroci di questo dedalo, circondati da alte pareti di bambù, gli spettatori percorrono simbolicamente e visivamente il sogno del labirinto fisico e metaforico, ispirato all’editore dall’amico e collaboratore Jorge Luis Borges fin dagli anni Ottanta.

La biblioteca di Babele

La biblioteca di Babele
Titolo originaleLa biblioteca de Babel
AutoreJorge Luis Borges
1ª ed. originale1941
Genereracconto
Lingua originalespagnolo
Modifica dati su Wikidata · Manuale

La biblioteca di Babele (La biblioteca de Babel) è un racconto fantastico di Jorge Luis Borges, apparso dapprima nel 1941 nella raccolta Il giardino dei sentieri che si biforcano e poi nel 1944 all’interno del volume Finzioni.

Trama 

«…a rigore, basterebbe un solo volume, di formato comune, stampato in corpo nove o in corpo dieci, e composto d’un numero infinito di fogli infinitamente sottili[1]»

In esso si descrive un allucinante universo che essenzialmente è una biblioteca spazialmente infinita composta di sale esagonali, in cui 4 pareti sono occupate da 5 scaffali[2]. In ogni scaffale ci sono 32 libri da 410 pagine ciascuno. Ogni pagina ha 40 righe da 80 simboli,[3] che sono 22 lettere dell’alfabeto più lo spazio, il punto e la virgola. In definitiva la biblioteca raccoglie disordinatamente tutti i possibili libri di 410 pagine in cui si susseguono le sequenze dei 25 caratteri senza ordine, in tutte le possibili combinazioni.

A volte gli uomini sono riusciti a trovare espressioni sintatticamente corrette quali:

  • oh tempo le tue piramidi!
  • tuono pettinato
  • il crampo di gesso

ma fino a quel momento, prive di senso. Poiché i caratteri possono, per casualità, comporre a volte frasi di senso compiuto di lunghezza variabile, nella labirintica Biblioteca di Babele continuano a muoversi ed affannarsi gli uomini in cerca del Libro che contiene la Verità.

Poiché la biblioteca è infinita e poiché in ciascun libro può risiedere solo una finita sequenza di caratteri, ogni possibile libro di 410 pagine si ripete infinite volte, metafora questa dell’eterno ritorno.

Poiché nella biblioteca vi sono tutti i possibili libri di 410 pagine, non solo è presente il libro della Verità, ma anche ogni sua possibile variante e perfino il suo opposto, e gli uomini non hanno la possibilità di distinguerli.

Proprio perché vi esistono tutti i possibili libri di 410 pagine e tutte le verità e anche le falsità che vi si riescono a scrivere, nonché semplici sequenze senza alcun senso (puro rumore, quindi), la prospettiva della Biblioteca è incommensurabile con quella della specie umana.

Note

  1. ^ Jorge Luis Borges, Finzioni, Einaudi 2006, p.78
  2. ^ La forma della biblioteca di babele, su aubreymcfato.com.
    «Nella “…versione da sempre conosciuta dal lettore italiano, come tradotta (magistralmente) da Franco Fortini [sic]” sono occupati 5 lati su 6. “Borges stesso si accorse dell’errore, emendando frettolosamente il racconto nella versione del ’56 (la versione originale è del ’41) e aumentando le uscite dell’esagono da una a due”.».
  3. ^ La traduzione storica di Franco Lucentini indica 40 righe da 40 simboli, ma il testo originale in entrambe le versioni è “Cada página tiene cuarenta renglones. Cada renglón, ochenta letras de color negro.”

Voci correlate

Collegamenti esterni

Un’altro sogno vero è quello di Porto, della libreria LELLO :

Si trova nel centro storico di Porto ed è ritenuta una delle librerie più belle al mondo. Si tratta della “Livraria Lello & Irmão”, tappa obbligata per chi passa dalla città portoghese. E tra la facciata particolare, le scale maestose e il soffitto decorato si nasconde la magia, non solo dei libri ma anche di Harry Potter…

Si trova in rua das Carmelitas, nel centro storico di Porto ed è ritenuta una delle librerie più belle al mondo. Si tratta della Livraria Lello e Irmão, tappa obbligata per chi passa dalla città portoghese. Addentrandosi per le vie stretto della parte antica della città, non si può non notare la facciata della libreria, un mix di Neogotico e stile Liberty, che grazie a un recente restauro mostra adesso i suoi colori vivaci e alcune immagini rappresentative delle arti e delle scienze.SONY DSC

La facciata della libreria

Ma la vera magia si percepisce entrando: un lungo salone dominato da una scala in legno, con i gradini rossi che ricordano una cascata e che guidano il visitatore verso la parte superiore, piena di libri di ogni genere e lingua. Il soffitto, che sembra realizzato in legno scolpito, inganna il visitatore: si tratta infatti di gesso dipinto, stesso materiale utilizzato anche nella decorazione delle scale. Costruita nel 1869 dall’architetto Francisco Xavier Esteves, il nome originario era Livraria Internacional de Ernesto Chardron. In seguito poi la libreria cambiò proprietario, passando ai fratelli Lello, e fu inaugurata il 13 gennaio 1906 con il nome attuale, alla presenza dei principali intellettuali portoghesi.

Porto, 02/09/2014 - Reportagem na centenária Livraria LELLO, reconhecida como uma das mais belas livrarias do mundo, no Porto. (Fernando Pereira / Global Imagens )

Una foto dell’inaugurazione, 13 gennaio 1906

Oltre che per la sua architettura artistica, la libreria Lello e Irmão è meta di molti turisti perché legata alla saga di Harry Potter. Si ritiene che, sia le scale della famosa scuola di magia di Hogwarts che la libreria in Diagon Alley, siano stati ispirati da questo luogo: JK Rowling, infatti, era solita frequentare la libreria quando viveva e insegnava inglese nella cittadina portoghese, negli anni ’90.

Libreria Lello1
Libreria-Lello3

Josè Manuel Lello sarà ospite della tavola rotonda che concluderà il Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri,, che si terrà dal 24 al 27 gennaio 2017  a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini nell’Isola di San Giorgio Maggiore, organizzato dalla Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri in collaborazione con Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, l’Associazione Librai Italiani, l’Associazione Italiana Editori e il Centro per il Libro e la Lettura.


E già che siamo a Porto come non ricordare Pessoa e quella volta che …

Fernando Pessoa e Aleister Crowley: incontri pericolosi

2 settembre 1930, quattro meno un quarto: al porto di Lisbona attracca l’Alcantara, giunto da Southampton; ha un ritardo di ventiquattro ore, dovuto a una fitta nebbia al largo di Vigo. Dal piroscafo scende una figura notturna, dagli occhi accesi, avvolta in un mantello nero, che raggiunge un uomo sul molo. Timido e leggermente inquieto, l’uomo – che, diciamolo francamente, vorrebbe trovarsi altrove – porge la mano alla figura ammantata, che esclama, anticipando le presentazioni: «Orbene, che idea è stata mai questa d’inviarmi una nebbia lassù?». Inizia così il breve soggiorno di Aleister Crowley a Lisbona. È giunto nella Città Bianca con la sua giovane amante, Hanni L. Jaeger, per prendersi una pausa da una vita irrequieta, guai finanziari e creditori, ma anche dalle pressioni del suo entourage. Ma soprattutto per incontrare Fernando Pessoa, il quale, insieme ad altri amici, inscenerà il “finto suicidio” della Bestia 666. La vicenda Crowley-Pessoa – che in Portogallo ha ispirato ben quattro romanzi – è documentata nel ricco volume La bocca dell’inferno, appena uscito per i tipi di Federico Tozzi a cura di Marco Pasi, tra i maggiori esperti di Crowley in Italia. Un volume dalla curatela eccellente, che comprende il carteggio Crowley-Pessoa, gli articoli dedicati al presunto suicidio del mago apparsi sulla stampa lusitana e straniera tra il settembre e il dicembre 1930, il romanzo incompiuto La bocca dell’inferno – originariamente scritto in inglese – e un’antologia di poesie pessoane dedicate a Crowley o contenenti sue tracce. Insieme a note, bibliografie e approfondimenti, che fanno luce sui misteri di quel fugace rapporto.

Un rapporto iniziato epistolarmente l’anno prima, quando Pessoa ordina alla Mandrake Press i primi due volumi delle Confessions crowleyane. Dopo aver dato un’occhiata al primo, si accorge subito che l’auto-oroscopo di Crowley è leggermente errato. Da profondo conoscitore dell’astrologia qual è, scrive all’editore, il 4 dicembre 1929: «Se avete, come è probabile, la possibilità di comunicare col Sig. Crowley, vi pregherei di informarlo che il suo oroscopo non è corretto». Segue una spiegazione dettagliata, che si conclude così: «Mi scuso con voi per questa intrusione di natura puramente fantastica in quella che è, dopotutto, solo una lettera commerciale».

Queste parole ci costringono ad aprire una piccola parentesi. La critica ufficiale nostrana ha sempre mostrato una certa allergia nei confronti del “Pessoa magico”, che in Italia è stato studiato soprattutto da Brunello De Cusatis, il quale nei suoi studi ha mostrato in modo scientifico e documentato la dimensione esoterica e mitogenica della poesia e della prosa pessoane. Un caso tutto italiano, come al solito, se è vero che secondo Eduardo Lourenço, tra i maggiori esperti pessoani a livello mondiale, «la poesia occultista copre l’intero spazio della vita e dell’opera di Pessoa». Àngel Crespo, autore de La vita plurale di Fernando Pessoa, curata da De Cusatis per Bietti nel 2014, chiosa: «E identica cosa può dirsi per parte della sua prosa».

Torniamo al 1930. Pochi mesi prima di Crowley, un altro straniero era andato a trovare Pessoa al caffè Martinho da Arcada, pubblicando sulla rivista parigina «Contacts» una testimonianza del pomeriggio passato con lui. L’articolo di Pierre Hourcade – in barba al razionalismo di certa critica italiana, tutta pensiero debole ed esistenzialismo – abbozza un’immagine molto particolare del Pessoa di quegli anni: «Seduto a un alto tavolo di marmo, su cui fuma l’eterno caffè portoghese, mi sforzo di dimenticare lo scenario e ho occhi solo per l’entrata del mago». Il critico letterario si aspettava un individuo malinconico, assorto nella contemplazione d’imperi che non appartengono a questo mondo – e proprio perciò sono contemporanei di tutte le epoche – e si trova di fronte a «uno sguardo vivo, un sorriso fermo e malizioso, un volto che trabocca di vita segreta». Attraverso i suoi proverbiali occhiali, che indosserà l’ultima volta poco prima di prendere congedo da questo mondo, cinque anni dopo, s’«irradiava un incanto indefinibile fatto di estrema cortesia, perfetta semplicità», un’«intensità febbrile». Hourcade è come pietrificato da quella presenza, la cui aura “magica” muta addirittura il paesaggio circostante, come se l’aria intorno a loro «fosse più ricca di ossigeno di quella grande esalazione salubre e luminosa che saliva dal Tago, per poi venire a spirare, attraverso la “più nobile piazza d’Europa”, alle soglie di quel sepolcro, convertito dalla presenza del poeta in un antro della sibilla». Lasciamo che sia il già citato Crespo a commentare questa testimonianza: «È indubbio come Hourcade fosse estremamente sensibile ai segni esteriori che denunciavano la presenza di chi, come Pessoa, apparteneva al misterioso novero dei cultori delle scienze occulte».

Il Pessoa che attende Crowley sul molo accarezzato dalla brezza oceanica, nella città fondata da Ulisse, è molto diverso. Piuttosto intimorito dalla Bestia 666, come già detto, non mancherà di organizzare una blague degna di questo nome. Coinvolgendo anche altri, peraltro, tra cui Augusto Ferreira Gomes, «suo fratello occultista» (João Gaspar Simões), che finge di aver trovato presso la Boca do Inferno, vicino a Cascais, un enigmatico biglietto di Crowley diretto a Hanni. Ecco il testo del messaggio, che lascia supporre a tutti gli effetti un suicidio:

«L.G.P. Non posso vivere senza di te. L’altra “Boca do Infierno” mi avrà. Non sarà tanto ardente quanto la tua! Hjsos! Tu Li Yu».

Pur sapendo che Crowley è vivo e vegeto, Ferreira Gomes trasmette l’informazione alla stampa, che successivamente contatta Pessoa per chiedergli ragguagli: d’altronde, non solo è tra gli ultimi ad aver incontrato Crowley, ma conosce bene le sue dottrine. Un diluvio di articoli ripercorre così gli ultimi giorni del mago, interrogandosi sull’enigmatico biglietto in codice. Che in realtà ha una chiave di decifrazione, trasmessa da Crowley a Pessoa: “L.G.P.” è il nome mistico della sua giovane amante, la sola a conoscere il significato di “Hjsos”, mentre la firma in calce appartiene a un saggio cinese di cui Crowley dice di essere l’incarnazione. Conoscendo gli interessi del poeta, Crowley gli chiede anche di preparare un romanzo sull’accaduto, al fine di mantenere viva l’attenzione del pubblico. Cosa che Pessoa fa, inventandosi un detective privato, come scrive a Ferreira Gomes il 27 ottobre 1930: «L’investigatore inglese che si è occupato del caso Crowley sta scrivendo il resoconto completo della sua interessantissima indagine sulla faccenda. Dovrebbe trattarsi di un piccolo libro, suddiviso in brevi capitoli». Mentre a Israel Regardie, segretario di Crowley, scriverà tre giorni dopo: «Secondo le mie informazioni il libro è completo nei dettagli e in parte è già scritto. L’autore spera di averlo pronto in un paio di settimane».

Durante il soggiorno lusitano, la notte del 9 settembre, il mago “iniziò” Raul Leal, amico di Pessoa e suo “collaboratore” nel caso Crowley. Come scrive Marco Pasi nella sua ricchissima introduzione, è verosimile che lo stesso Pessoa avesse preso parte alla serata. Ora, sappiamo che successivamente Pessoa si dichiarò iniziato, per comunicazione diretta (senza però specificare nulla sulle circostanze di questa sua “iniziazione”), ai tre gradi minori di un’organizzazione derivata dall’Ordine Templare di Portogallo. Scrive Crespo: «Pessoa – il quale avrebbe avuto modo, più tardi, di far parte dell’Ordine di Cristo, successore dei Templari in Portogallo – trovò in Crowley, se non un confratello, quantomeno un iniziato a uno degli Ordini che si proclamavano discendenti di quegli stessi Templari». All’iniziazione di Leal, tra l’altro, era presente anche la bellissima Hanni (che compare sulla copertina del libro): Pessoa dovette in qualche modo subirne l’ascendente, se è vero che il giorno dopo scrisse una poesia, anch’essa inserita nel volume, intitolata Dà la sorpresa di essere. Citiamo solo l’ultima quartina:

«Invoglia come una barca

Assomiglia a uno spicchio d’arancia.

Mio Dio, quand’è che mi imbarco?

Ah, fame! Quand’è che mangio?».

Anche l’amore possiede le sue iniziazioni. E le sue Bocche dell’Inferno.

L’ultima comunicazione tra i due protagonisti di questa storia misteriosa è una circolare interna, spedita da Crowley a ogni equinozio. Tale lettera comprendeva una “parola” particolare, che avrebbe determinato la “corrente magica” attiva nei sei mesi successivi (fino al successivo equinozio, insomma), assieme a un oracolo. Destinata solo agli “interni”, nel 1932 la ricevette anche Pessoa! Forse gliene furono spedite altre, andate perdute? Non lo sapremo mai. Tuttavia, come ricorda Pasi, il documento «lascerebbe supporre che Crowley considerava Pessoa membro di uno dei suoi ordini magici, e rafforzerebbe l’ipotesi di una sua iniziazione durante la visita del mago in Portogallo». Misteri su misteri, insomma…

Tra le varianti del romanzo riportate in appendice ne figura una, molto “pessoana”: «Realtà e finzione sono l’una più interessante dell’altra». Potrebbe sigillare questa storia singolare, allestita da personaggi altrettanto misteriosi ed enigmatici. Imbattendosi in Pessoa e Crowley – così come in tutti gli uomini degni di questo nome – è sempre arduo stabilire quale tra le due dimensioni sia preponderante. Come se, poi, le realtà non fossero tante quante le finzioni… Ognuna con la sua Bocca dell’Inferno, naturalmente.

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Beh già che parliamo di inferno e cultura :

Al diavolo la cultura
di Herbert Read

Herbert Read è stato un personaggio anticonformista nella vita culturale del ventesimo secolo. Leader radicale dell’avant garde negli anni ’30 e rivoluzionario anarchico durante gli anni della guerra, al momento della sua morte nel 1968 era diventato una figura chiave nel cuore dell’establishment culturale britannico. To Hell with Culture offre ai lettori una panoramica ideale delle idee che hanno caratterizzato questo pensatore seminale ed enormemente influente. È un’opera controversa che coinvolge il lettore in una vasta gamma di argomenti, dall’arte rivoluzionaria alla pornografia.
Abile nel mettere in discussione i presupposti e nel penetrare nel cuore di qualsiasi questione, l’abile prosa di Read incoraggia il lettore a pensare criticamente, a mettere in discussione e a sovvertire la voce dell’autorità, di qualsiasi credo politico o culturale. Solo attraverso una tale valutazione critica della cultura, crede Read, si può apprezzare l’arte che nasce dalla “manifestazione impolitica dello spirito umano”. In un’epoca in cui autorità e valore sono termini discutibili, e in cui la cultura stessa è un concetto contestato, quella di Read è una voce stimolante e illuminante.

È stato Herbert Read a scoprire https://luigipericle.org/

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